Il futuro delle PMI passa per le app proprietarie

Una delle maggiori sfide per le piccole e medieimprese del nostro paese è rappresentata dal rapporto Davide-Golia che si perpetua offline così come sui canali digitali.

In molti si chiedono come si possa competere con brand che hanno a disposizione budget spropositati e capacità di diffusione tali da risultare sempre e comunque vincenti nelle dinamiche di comunicazione con i clienti.

In realtà online il discorso è assai diverso: è la capacità di comprendere il proprio target ed ottimizzare al massimo la strategia di fidelizzazione a far sì che una pagina susciti maggior interesse, anche con una disparità di investimento.

Si tratta quindi di trovare i canali giusti e di tarare modelli di business che sfruttino il mobile a costi contenuti per le aziende, il tutto puntando al marketing di prossimità; questi elementi possono concorrere ad un nuovo slancio per le piccole imprese.

Per le applicazioni proprietarie è un territorio del tutto inesplorato per le piccole e medie imprese sarà uno dei maggiori asset di sviluppo per chi vuole imporsi sul mercato.

Ad oggi tutti i paradigmi del vecchio modo di fare marketing (spot tv, volantinaggio ecc) non sono più sufficienti per far conoscere la propria attività. Il digitale si sta facendo strada ma soprattutto è il mobile che sarà predominante nel modo in cui ci rapportiamo ad un brand. Di media una persona utilizza il proprio smartphone almeno 150 volte al giorno, è del tutto evidente che se riesci a farti largo su un device avrai maggiori possibilità di conquistarti e soprattutto fidelizzare un utente.

Le app presentano una caratteristica unica: ci permettono di entrare in contatto con gli utenti senza alcuna intermediazione.

Una strategia digitale che passa per una pagina Facebook per esempio fa sì che la platea di concorrenti sia più grande, ci obbliga ai vincoli ed ai costi della piattaforma e soprattutto fa sì che noi si debba condividere info essenziali con un’altra azienda (Facebook per l’appunto) che ottiene così un sacco di dati che userà a proprio vantaggio a prescindere se la nostra pagina poi converta oppure no. Invece noi puntiamo a cambiare il suo scopo: dobbiamo usare Facebook (od ogni altro canale gestito da intermediari) per acquisizione clienti, sbagliato usarlo come metodo primario di fidelizzazione…la fidelizzazione si fa strategicamente in modo intimo.

Parole del CEO Oscar Dalvit

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